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regolazione emotiva

Emozioni, ansia e sistema nervoso: cosa succede davvero dentro di noi?

4 min di lettura·14 giugno 2026

Emozioni, ansia e sistema nervoso: cosa succede davvero dentro di noi?

Negli ultimi anni si è parlato molto di sistema nervoso, regolazione emotiva e teoria polivagale. Concetti come sicurezza, attivazione, lotta o fuga e collasso sono entrati nel linguaggio comune e hanno contribuito a far comprendere meglio il legame tra mente e corpo. Questo interesse ha avuto un grande merito: ricordarci che le emozioni non si vivono solo nella mente, ma coinvolgono tutto l'organismo. Allo stesso tempo, negli ultimi anni alcuni ricercatori hanno messo in discussione alcune delle basi neurobiologiche della teoria polivagale. In particolare, è stato evidenziato come il funzionamento del sistema nervoso autonomo sia probabilmente più complesso di quanto descritto da modelli che dividono l'esperienza umana in stati distinti e ben separati.

Il sistema nervoso non funziona come un interruttore

Oggi molti studiosi preferiscono parlare di una continua interazione tra diversi sistemi fisiologici, piuttosto che di un semplice passaggio da uno stato all'altro.

Il sistema nervoso autonomo è composto principalmente da due grandi componenti:

-Sistema nervoso simpatico, associato all'attivazione e alla mobilizzazione dell'energia. -Sistema nervoso parasimpatico, coinvolto nei processi di regolazione e recupero.

Questi sistemi non lavorano come due interruttori opposti, dove uno si accende e l'altro si spegne. Al contrario, collaborano costantemente tra loro, modulando il livello di attivazione dell'organismo in base alle richieste dell'ambiente, una certa attivazione fisiologica non è necessariamente un problema ma anzi, spesso è indispensabile.

Quando sosteniamo un esame, affrontiamo una sfida importante, facciamo sport o viviamo un momento emotivamente significativo, il nostro organismo si attiva. Questa attivazione ci permette di essere presenti, concentrati e coinvolti. La questione non è quindi eliminare l'attivazione, ma sviluppare la capacità di adattarla in modo flessibile alle diverse situazioni della vita.

Dove entra in gioco l'ansia?

Accanto ai processi fisiologici esiste un altro elemento fondamentale: l'ansia. Da una prospettiva psicodinamica, l'ansia non coincide con l'emozione. Come sottolinea Allan Abbass, spesso rappresenta il segnale che emerge quando emozioni profonde o conflittuali cercano di affacciarsi alla coscienza ma vengono percepite come difficili da tollerare.

  • Possiamo provare rabbia verso una persona che amiamo.

  • Possiamo desiderare vicinanza e allo stesso tempo temere il rifiuto.

  • Possiamo sentire dolore, affetto, bisogno o delusione senza sapere come accogliere queste esperienze dentro di noi.

  • Quando questo accade, il corpo può iniziare a manifestare segnali di ansia.

Quando il corpo parla

L'ansia può esprimersi in modi diversi ad esempio alcune persone percepiscono:

• tensione muscolare • agitazione • irrequietezza • tachicardia

Altre invece sperimentano:

• sintomi gastrointestinali • difficoltà di concentrazione • senso di confusione mentale • distacco emotivo • sensazioni di blocco

In questi casi il corpo non sta semplicemente "andando in tilt" ma sta cercando di gestire qualcosa che viene percepito come troppo difficile da affrontare in quel momento.

Regolare il sistema nervoso è sufficiente?

Le tecniche di regolazione possono essere molto utili. Respirazione, attività fisica, training autogeno e altre strategie possono aiutare a ridurre il livello di attivazione e aumentare il senso di stabilità. Il training autogeno, in particolare, è una tecnica di rilassamento che attraverso specifici esercizi favorisce una maggiore consapevolezza corporea e può contribuire a ridurre gli effetti fisiologici dell'ansia, promuovendo uno stato di calma e recupero.

Tuttavia, in alcuni casi questo non basta.

Se l'ansia nasce da emozioni che non riescono a trovare spazio o da conflitti interiori che continuano ad attivarsi, il rischio è di concentrarsi esclusivamente sul sintomo senza comprenderne il significato. Per questo motivo il lavoro terapeutico non consiste soltanto nel calmare il sistema nervoso. Consiste anche nell'esplorare ciò che sta accadendo dentro di noi: quali emozioni stanno emergendo, quali paure le accompagnano e quali meccanismi utilizziamo per gestirle.

Una domanda diversa

Negli ultimi anni abbiamo imparato a chiederci:

"Come si sta attivando il mio sistema nervoso?"

È una domanda importante.

Ma forse possiamo aggiungerne un'altra:

"Cosa sto provando che il mio sistema nervoso sta cercando di gestire?"

In questo incontro continuo tra emozioni, ansia, corpo e relazioni prende forma gran parte della nostra esperienza psicologica.

Comprendere il funzionamento del sistema nervoso può aiutarci a leggere meglio ciò che accade dentro di noi.

Ma comprendere le emozioni che stanno dietro a quell'attivazione può aiutarci a trasformarlo.

Riferimenti

  • Abbass, A. (2015). Reaching Through Resistance: Advanced Psychotherapy Techniques. Seven Leaves Press.

  • Grossman, P., et al. (2026). Why The Polyvagal Theory Is Untenable: An International Expert Evaluation of the Polyvagal Theory and Commentary Upon Porges, S.W. (2025). Clinical Neuropsychiatry, 23(1), 100.

  • Porges, S. W. (2011). The Polyvagal Theory: Neurophysiological Foundations of Emotions, Attachment, Communication, and Self-Regulation. W.W. Norton & Company.

  • Schultz, J. H., & Luthe, W. (1959). Autogenic Training: A Psychophysiologic Approach in Psychotherapy. Grune & Stratton.

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